HABITAT 40.60 (Lande alpine e boreali)
Comprende:
- Arbusteti subalpini primari (cespuglieti prostrati di caducifoglie o, talvolta, sclerofille sempreverdi)
-Cespuglieti spesso ridotti a piccoli nuclei o ad esemplari isolati contraddistinti da Juniperus communis ssp. nana e Arctostaphylos uva-ursi su versanti rocciosi e soleggiati, Salix retusa su quelli lungamente innevati e Vaccinium myrtillus nei settori con suoli acidi e profondamente decarbonati.
Si tratta di un habitat arbustivo posto tra i 1.900 ed i 2.200-2.250 m di altitudine, su substrati calcarei e bioclima subalpino.
Queste comunità, presenti solo su alcuni versanti dei Monti Sibillini, sono estremamente sporadiche, localizzate e di piccole dimensioni.
Il valore geobotanico è estremamente elevato poiché tali arbusteti costituiscono uno degli elementi più salienti per la conservazione della biodiversità appenninica, in quanto concentrano un pool di specie di impronta artico-alpina che si differenzia totalmente dal contesto floristico temperato del resto dell’Appennino umbro-marchigiano.
Siti della rete natura 2000 in cui è presente:

Monte Bove
Monte Patino - Valle Canatra
Monte Porche – Palazzo Borghese – Monte Argentella
Monte Vettore e Valle del Lago di Pilato
Valle dell’Ambro
Valle dell’Infernaccio - Monte Sibilla
Possibili minacce

Per questo tipo di habitat, caratterizzato da formazioni tipiche dei settori alpini e subalpini, le eventuali minacce possono essere legate a fenomeni di:
• degradazione del suolo per compattazione in aree umide, dovuti a calpestio;
• erosione (idrica incanalata e di massa). Date inoltre le particolari condizioni geomorfologiche dei siti di questa tipologia, i rischi di erosione del suolo e di frane sono maggiori che altrove.
Per quanto riguarda le attività connesse con la presenza dell’uomo, si segnalano il pascolo e il turismo invernale.
In questi ambienti, caratterizzati da fattori climatici piuttosto aggressivi e morfologie talvolta estreme, la vegetazione gioca un ruolo fondamentale ai fini della conservazione del suolo, sia che si tratti di suoli profondi e maturi, sui quali si impostano ad esempio i vaccinieti, che di suoli sottili e ricchi di scheletro, caratteristici ad esempio dei seslerieti.
Il sovrapascolamento, con conseguente impoverimento e degrado dei soprassuoli, può rappresentare un grave problema per il camoscio appenninico, insieme alla possibile trasmissione di patologie da parte del bestiame pascolante; di contro, un moderato pascolamento può mantenere un’elevata biodiversità, favorendo Ungulati, Lagomorfi e Galliformi.