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CAMOSCIO APPENNINICO
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IL CAMOSCIO APPENNINICO
Il camoscio appenninico riveste una grande importanza tra le entità faunistiche del nostro territorio,
tale da valergli l'iscrizione come sottospecie "in pericolo di estinzione" alla lista rossa dei mammiferi redatta nel
1996 dall'IUCN. Sempre a livello internazionale, la specie è inclusa nell'Appendice 1, quale "specie in pericolo
di estinzione", della Convenzione CITES sul commercio internazionale di specie in pericolo e, come specie prioritaria,
negli Allegati 2 (specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di
zone speciali di conservazione) e 4 (specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione
rigorosa). A livello nazionale la specie è protetta ai sensi della Legge 157/92.
DESCRIZIONE DELLA SPECIE
Sulla base di studi genetici, morfologici, paleontologici e
comportamentali, il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) è ritenuta una sottospecie a sé stante
ben differenziata dal camoscio alpino, anche se nella Direttiva Habitat 92/43 dell'Unione Europea è indicata come
Rupicapra ornata.
È una specie particolarmente legata a terreni aspri e rocciosi che usa come zone
di rifugio per sfuggire ai predatori. Pur essendosi dimostrato un erbivoro molto adattabile, in grado di far fronte
alle variazioni delle disponibilità vegetali durante l'anno, è molto selettivo in quanto opera una scelta mirata
nell'ambito delle specie presenti nel periodo.
Durante il periodo estivo i gruppi di femmine e giovani
frequentano le praterie d'altitudine, mentre i maschi pienamente adulti tendono a rimanere nelle zone boscose più in
basso, riunendosi alle femmine solo per il periodo riproduttivo, in novembre. All'arrivo della neve scendono in aree
forestate meno esposte al vento e ripide, frammentandosi in piccoli gruppi. I parti avvengono tra maggio e giugno e
viene dato alla luce un solo piccolo.
DISTRIBUZIONE
Il camoscio appenninico (Rupicapra
pyrenaica ornata) è presente esclusivamente in Italia; l'areale attuale appare estremamente ridotto rispetto a
quello che occupava nell'Olocene, quando comprendeva la catena Appenninica centro-meridionale, tra i Monti Sibillini
e il Massiccio del Pollino.
Durante i tempi storici, la caccia e il forte impatto esercitato dall'allevamento,
principalmente ovi-caprino, portarono al progressivo isolamento dei nuclei e alla scomparsa di questa specie da gran
parte del suo areale. Con la sua estinzione sul Gran Sasso intorno al 1890, rimase un'unica popolazione, nell'area
che sarebbe poi diventata il Parco Nazionale D'Abruzzo nel 1922. Questo nucleo rimase per molto tempo a bassa densità,
con ulteriori drastiche riduzioni in occasione delle due guerre, finché nel 1949 erano presenti non più di 40
individui.
A partire dal 1990, due nuove colonie sono strate costituite nei nuovi Parchi Nazionali della
Majella e del Gran Sasso-Monti della Laga. La popolazione di camoscio attualmente presente sui massicci del Gran Sasso
e della Majella è stimata intorno ai 200 esemplari, vale a dire il 29% dell'intera popolazione presente allo stato
selvatico.
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