Le praterie dei Monti Sibillini non sono semplicemente distese d'erba che colorano le montagne. Sono un mondo vivo, un mosaico di ambienti nel quale piante, animali, uomo e paesaggio sono profondamente legati gli uni agli altri.
Qui, tra Marche e Umbria, il clima, la geologia e la millenaria presenza dell'uomo hanno dato origine a uno degli ambienti più ricchi di biodiversità dell'Appennino. In primavera le praterie si trasformano in un'esplosione di colori: fioriscono orchidee e centinaia di altre specie vegetali, mentre tra l'erba ronzano gli impollinatori e si muove una straordinaria comunità di piccoli e grandi animali.
È questo il “popolo delle praterie”: un insieme di specie apparentemente molto diverse, ma unite da una fitta rete di relazioni. Uccelli che nidificano a terra, rapaci che sorvolano le creste, rettili che si scaldano tra le pietre, mammiferi che attraversano pascoli e boschi. Alcuni sono comuni, altri rari e minacciati; alcuni appartengono alla fauna tipica dell'Appennino, altri rappresentano vere e proprie rarità.
Molte di queste praterie sono habitat di interesse comunitario tutelati dalla Rete Natura 2000. La loro ricchezza, però, non dipende soltanto dalla natura: gran parte degli ambienti aperti dei Sibillini è il risultato di una lunga storia di pastorizia e gestione tradizionale del territorio. Per secoli il pascolo ha impedito l'avanzata del bosco, mantenendo aperti gli spazi nei quali oggi vive questo straordinario patrimonio di biodiversità.
Conservare le praterie significa quindi proteggere un ecosistema, ma anche comprendere il rapporto che da secoli unisce uomo e natura.
Questa mostra racconta quel rapporto attraverso le specie e gli ambienti che ne sono protagonisti: dalle orchidee agli impollinatori, dagli uccelli ai rapaci, dalla vipera dell'Orsini ai grandi mammiferi, fino al lupo e agli altri grandi carnivori.
Un popolo fatto di migliaia di forme di vita, che trova nelle praterie dei Sibillini una casa e che affida anche a noi il proprio futuro.