Tra gli animali che abitano le praterie dei Monti Sibillini, pochi sono capaci di suscitare curiosità e timore quanto i serpenti. Silenziosi, spesso invisibili e capaci di mimetizzarsi perfettamente tra l'erba, le pietre e gli arbusti, questi rettili sono in realtà una componente fondamentale degli ecosistemi montani.

Nei Sibillini sono presenti diverse specie di serpenti e di sauri, ciascuna legata a particolari ambienti e dotata di strategie di vita differenti. Tra loro spicca la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), una delle specie più rare e minacciate della fauna italiana ed europea e uno dei tesori naturalistici più preziosi delle praterie d'alta quota del Parco.

Ma la vipera dell'Orsini non è l'unico serpente dei Sibillini. Accanto ad essa vive la vipera comune (Vipera aspis), mentre biacco, coronella austriaca, cervone e altri serpenti non velenosi contribuiscono alla ricchezza dell'erpetofauna del territorio. A questi si aggiungono due sauri molto particolari, l'orbettino e la luscengola, che possono essere facilmente scambiati per serpenti pur appartenendo a un gruppo diverso.

foto di una vipera dell'orsini

La più piccola e rara: la vipera dell'Orsini

La vipera dell'Orsini è una piccola vipera di montagna, generalmente lunga meno di 50 centimetri, con una corporatura tozza e una caratteristica livrea zigzagata che le permette di confondersi tra l'erba e le pietre.

Nei Sibillini vive soprattutto nelle praterie d'alta quota, generalmente oltre i 1.500 metri, dove frequenta ambienti aperti caratterizzati da vegetazione bassa e discontinua. La specie può raggiungere quote ancora maggiori in altre parti del suo areale appenninico.

La sua alimentazione è molto particolare rispetto a quella delle altre vipere italiane. Gli ortotteri, soprattutto cavallette e grilli, costituiscono una parte importante della dieta, mentre occasionalmente può predare piccoli vertebrati. Questa specializzazione la lega strettamente alle praterie e alla loro ricchezza di insetti.

È un animale estremamente schivo. Quando si sente minacciata, nella maggior parte dei casi cerca di allontanarsi o rimane immobile confidando nel mimetismo. Le sue piccole dimensioni e la modesta quantità di veleno inoculata fanno sì che il suo morso sia generalmente molto meno pericoloso per l'uomo rispetto a quello della vipera comune. Ciò non significa però che debba essere manipolata o avvicinata: come per ogni animale selvatico, la cosa migliore è osservarla a distanza e lasciarla indisturbata.

La specie è protetta dalla normativa europea e italiana ed è inserita negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat. La Lista Rossa italiana la classifica come Vulnerabile (VU); le popolazioni sono inoltre fortemente frammentate.

Nel territorio del Parco la specie è oggetto di specifiche attività di monitoraggio e conservazione, a testimonianza dell'importanza dei Sibillini per la sua sopravvivenza.

foto di una vipera comune

Una vipera più grande: la vipera comune

Se la vipera dell'Orsini è la specialista delle praterie d'alta quota, la vipera comune (Vipera aspis) è molto più versatile.

Presente anche nei Monti Sibillini, frequenta ambienti differenti, dalle praterie alle aree cespugliate, dai margini dei boschi ai versanti rocciosi. È generalmente più grande e robusta della vipera dell'Orsini e presenta una caratteristica testa triangolare, distinta dal corpo, e una livrea variabile con una banda dorsale scura a disegno zigzagante.

È un predatore paziente: rimane immobile in attesa che una preda si avvicini e può nutrirsi di piccoli mammiferi, lucertole e altri piccoli vertebrati. Il veleno le permette di immobilizzare rapidamente le prede e di iniziare la digestione.

Il suo morso può avere conseguenze mediche anche importanti e, a differenza della vipera dell'Orsini, non deve essere considerato innocuo. Gli incontri con l'uomo rimangono comunque poco frequenti e la vipera non ha alcun interesse ad attaccare: come tutti i serpenti, tende a evitare il contatto e utilizza il morso come estrema difesa.

Conoscere la differenza tra le due specie è importante anche per superare una paura spesso alimentata dalla convinzione che tutti i serpenti siano pericolosi.

foto di un serpente

I serpenti senza veleno

La maggior parte dei serpenti che possiamo incontrare nei Sibillini è completamente innocua per l'uomo.

Il biacco (Hierophis viridiflavus) è uno dei serpenti più comuni e facilmente riconoscibili. Il corpo slanciato, la colorazione generalmente scura e le macchie giallastre lo rendono inconfondibile. È un animale agile e veloce, capace di muoversi sul terreno e di arrampicarsi con sorprendente facilità. Si nutre di piccoli mammiferi, lucertole, uccelli e altri animali, contribuendo a regolare le popolazioni delle sue prede.

La coronella austriaca (Coronella austriaca) è invece più piccola e discreta. Frequenta ambienti aperti, pietraie, margini dei boschi e versanti soleggiati. Si nutre soprattutto di piccoli rettili e, in particolare, di lucertole e altri serpenti. Il suo aspetto può ricordare quello di una piccola vipera, motivo per cui viene talvolta confusa con essa.

Il cervone (Elaphe quatuorlineata) è uno dei serpenti più grandi della fauna italiana. Può superare abbondantemente il metro e mezzo di lunghezza e presenta una caratteristica colorazione brunastra con linee longitudinali scure. È un serpente non velenoso e generalmente schivo, legato soprattutto agli ambienti più caldi e strutturalmente complessi delle quote inferiori. La sua presenza nei Sibillini arricchisce ulteriormente il mosaico dell'erpetofauna del Parco.

Questi serpenti svolgono un ruolo importante nelle reti alimentari: predano roditori, lucertole, piccoli uccelli e altri animali e, a loro volta, possono diventare prede di rapaci e mammiferi carnivori.

Quando un serpente non è un serpente

Tra i rettili dei Sibillini esistono anche due animali che, a prima vista, possono essere scambiati per serpenti: l'orbettino (Anguis veronensis) e la luscengola (Chalcides chalcides).

Entrambi sono in realtà sauri, cioè appartengono allo stesso grande gruppo evolutivo delle lucertole.

L'orbettino ha perso completamente le zampe nel corso dell'evoluzione e presenta quindi l'aspetto di un piccolo serpente. A differenza dei serpenti, però, possiede palpebre mobili e alcune altre caratteristiche anatomiche che permettono di riconoscerne l'origine di lucertola. Vive soprattutto tra l'erba, sotto pietre e tronchi e in ambienti freschi e relativamente umidi.

La luscengola conserva invece minuscoli arti, quasi invisibili a prima vista. Il suo corpo allungato le permette di muoversi agilmente tra la vegetazione erbacea. Frequenta soprattutto ambienti aperti e soleggiati e si nutre prevalentemente di piccoli invertebrati.

Questi due animali ricordano quanto l'evoluzione possa produrre forme simili in gruppi differenti: un corpo allungato e privo, o quasi privo, di arti può essere una soluzione efficace per muoversi tra l'erba e la vegetazione bassa.

Rettili e cambiamenti dell'ambiente

I rettili sono animali ectotermi: la loro temperatura corporea dipende in larga misura dalle condizioni ambientali. Per questo hanno bisogno di trovare nel paesaggio luoghi adatti per scaldarsi al sole, rifugiarsi, cacciare e trascorrere i periodi più freddi.

Le praterie, con il loro mosaico di erba bassa, cespugli, rocce e piccoli spazi di terreno nudo, offrono proprio questa varietà di microambienti.

Per la vipera dell'Orsini, in particolare, la conservazione degli ambienti aperti è fondamentale. L'abbandono del pascolo può favorire l'avanzata di arbusti e bosco, riducendo progressivamente le superfici idonee alla specie. Allo stesso tempo, un pascolo eccessivamente intenso può provocare calpestio e alterazioni della vegetazione. Anche il cinghiale può contribuire alla trasformazione degli habitat frequentati dalla vipera.

La conservazione richiede quindi equilibrio: mantenere le praterie aperte senza impoverirle, preservare la diversità strutturale della vegetazione e garantire la continuità degli habitat.

Imparare a non aver paura

I serpenti sono spesso vittime di una paura che nasce dalla difficoltà di conoscerli. In realtà, incontrarne uno durante un'escursione è un evento generalmente raro e, nella maggior parte dei casi, l'animale cerca di allontanarsi prima ancora di essere notato.

La cosa migliore da fare è semplice: mantenere la distanza, non tentare di catturarlo e lasciargli una via di fuga.

La vipera dell'Orsini, in particolare, è un piccolo tesoro dei Sibillini che merita di essere protetto proprio perché è difficile da incontrare e vulnerabile alle trasformazioni del suo habitat.

Osservare un rettile nel suo ambiente naturale significa entrare in contatto con una componente discreta ma fondamentale della biodiversità delle montagne. Dietro una pietra, tra i fili d'erba o lungo un muretto a secco può nascondersi una parte della storia naturale dei Sibillini: una storia fatta di adattamenti, predazione, mimetismo e sopravvivenza, che continua da milioni di anni.

 

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