HOME HOME PAGE

Newsletter n.2 del 21 novembre 2012


Editoriale. Il valore del Bosco e della Natura ritrovata

E' necessario conservare la natura? Scarsità di acqua, mutamenti climatici, deforestazione, consumo di territorio, perdita di biodiversità, inquinamento e accumulo di rifiuti avanzano a ritmi più veloci delle soluzioni e delle buone intenzioni. In un'epoca in cui la crisi ambientale globale si sta sempre più manifestando con effetti drammatici anche sul sistema economico e sociale dei popoli della terra, la risposta a questa domanda sembra perciò scontata. Eppure, non è affatto scontata se ci si addentra sul significato di “conservazione” e di “natura” in realtà, come l'Italia, in cui l'ambiente naturale viene da millenni utilizzato e modificato dall'Uomo. Come afferma Ellemberg (1988) “non un singolo pezzo di vegetazione si è conservato nel suo stato naturale originario”. Non vi è dubbio, quindi, che in questo contesto assumono un certo valore, se non altro culturale, anche taluni ambienti “creati” dall'Uomo e di cui il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ne conserva preziose testimonianze. Gli ambienti rurali tradizionali costituiscono “agro ecosistemi” comprendenti habitat importanti per specie faunistiche anche di interesse comunitario, come ad esempio il Succiacapre, l'Averla piccola, l’Albanella minore e la Starna. Le praterie secondarie, cioè quelle ricavate per il pascolo in territori in origine ricoperti da foreste, caratterizzano ampie porzioni dei Sibillini, creando paesaggi unici, come ai Prati di Ragnolo e ai Piani di Castelluccio con presenza di habitat tutelati a livello comunitario e di una flora peculiare; e poi sono il territorio di caccia per molti uccelli rapaci, tra i quali l'Aquila reale. Non c'è più posto dunque per la Natura selvaggia? Ed è giusto considerare dannoso qualsiasi processo di riconquista da parte del bosco dei territori un tempo utilizzati dall'uomo?
[Segue in un'altra pagina]


1. Le nuove forme di turismo e il sistema di fruizione del Parco

Il progetto sulla sentieristica del Parco Nazionale dei Monti Sibillini è stato presentato a Visso, il 27 ottobre scorso, nel corso del Convegno sulle nuove forme di turismo organizzato dalla sezione maceratese di Confindustria.
E’ stata un’intensa giornata di studio che ha visto una grande partecipazione di operatori, cittadini del territorio e addetti ai lavori. Gli interventi, coordinati dal Professor Luigi Corinto dell’Università di Macerata, hanno spaziato dal rapporto turismo – nuovi media alle difficoltà che si incontrano nei territori montani nella creazione di una coscienza imprenditoriale anche in questo settore. Professori universitari ed amministratori si sono alternati per l’intera mattinata nell’interessante dibattito che ha visto anche la presentazione delle strategie turistiche della regione Marche per voce dell’assessore Pietro Talarico.
Nel pomeriggio si è passati allo studio del caso specifico del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e, dopo la presentazione della strategia turistica del Parco - da molti anni ormai legata alla Carta Europea del Turismo Sostenibile della federazione Europarc -, è stato presentato nel dettaglio l’intero sistema di fruizione e tutto il processo decisionale che ha portato alla sua realizzazione.
Il sistema di fruizione - composto dalla rete dei centri visita, dei Centri di educazione ambientale, dai Rifugi del Grande Anello e dai molti itinerari in auto, in bici e a piedi – è frutto infatti di un lungo lavoro che ha coinvolto tutte le amministrazioni del territorio e che è stato studiato anche, e soprattutto, sotto il profilo della sua funzionalità al raggiungimento delle finalità istituzionali dell’ente.
La nuova cartografia del Parco, già disponibile in formato digitale dalla scorsa estate e che a breve sarà disponibile anche nella classica forma cartacea, riporta i nuovi Percorsi Escursionistici che hanno di recente completato la rete dei sentieri del Parco. Si aggiungono al Grande Anello e ai Sentieri Natura, itinerari già esistenti da tempo, completando l’offerta escursionistica del Parco composta da oltre 180 km di sentieri interamente segnalati. I nuovi Percorsi escursionistici, 19 in tutto, sono stati individuati nella rete dei sentieri storici, cioè in quel fitto groviglio di tratturi e mulattiere utilizzate da secoli per percorrere tutti gli ambienti della nostra montagna. Sono sentieri in qualche caso impegnativi, adatti a escursionisti che abbiano esperienza in montagna e non siano improvvisati frequentatori. I Percorsi Escursionistici saranno mantenuti annualmente e verranno, ovviamente, interamente segnalati utilizzando le classiche bandierine segnavia (segni di vernice bianco e rossi apposti su elementi naturali lungo il percorso, la cosiddetta segnaletica orizzontale) e paletti e frecce direzionali che riporteranno l’identificativo del sentiero e i tempi stimati di percorrenza (segnaletica verticale). Oltre alla segnaletica saranno realizzate e posizionate le bacheche di inizio sentiero, una tabella illustrata con lo stralcio di cartografia del percorso, una breve descrizione dell’ambiente che si visita, i dati tecnici del percorso e le norme di comportamento relative alla specifica area del parco interessata dal sentiero. In quattro diversi punti panoramici, infine, verranno apposti dei pannelli in pirolava - un materiale pietroso molto resistente - con la foto panoramica dello scorcio visivo che si apre in quel punto al visitatore e l’indicazione delle varie cime, dei valichi e dei punti di interesse.


2. Il monitoraggio estivo nelle aree critiche

Anche quest’anno, per la seconda estate consecutiva, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha attuato, attraverso le Guide ufficiali ed esclusive del Parco, un programma di monitoraggio e sensibilizzazione dei visitatori in aree particolarmente frequentate e delicate dal punto di vista ambientale.
Oltre a rilevare le presenze e le eventuali criticità nei vari siti, gli addetti al monitoraggio hanno svolto un’importante opera di sensibilizzazione ed informazione dei visitatori, rendendo assidua la presenza del Parco nel territorio e fornendo un utile servizio che visitatori ed escursionisti hanno dimostrato di apprezzare molto.
Oltre che dalle Guide del Parco, il servizio di monitoraggio è stato svolto anche dagli iscritti al collegio Guide Alpine delle Marche. Ha riguardato gli stessi siti dello scorso anno - il Lago di Pilato, le gole dell’Infernaccio e il Pian Grande di Castelluccio, con l’aggiunta delle gole del Fiastrone, del Santuario dell’Ambro, del gruppo del monte Bove e del lago di Fiastra.
Le Guide hanno poi sottoposto ad un campione di visitatori un questionario che verrà utilizzato per le indagini sui visitatori. Con i dati raccolti, che si aggiungono a quelli dello scorso anno, il Parco ha un quadro completo delle presenze in alcuni dei siti più visitati del territorio con informazioni importanti, inoltre, anche sulle criticità che si presentano in relazione all’alta frequentazione turistica estiva.
Sotto questo punto di vista emergono, da una prima analisi, alcuni dati su cui sarà necessario intervenire congiuntamente con le altre amministrazioni del territorio. Tre in particolare, infatti, sono state le criticità riscontrate durante il monitoraggio estivo: una quantità inaccettabile di rifiuti abbandonati nei dintorni dell'eremo di San Leonardo, nella valle del Tenna, l’altissimo numero di veicoli a motore, tra cui numerosi camper, in transito e in sosta nell’area del Pian Grande di Castelluccio durante tutto il periodo estivo e la frequente disapplicazione di alcune norme del Parco, tra cui quelle relative al divieto di campeggio libero, al transito con mezzi a motore fuori dalle strade e di accensione dei fuochi all'aperto.
Tante, troppe, anche le infrazioni segnalate in un’area delicatissima del Parco, quella del Lago di Pilato, dove peraltro le Guide si sono avvalse dell’importantissima presenza del Corpo Forestale dello Stato che, come ogni anno da molto tempo a questa parte, presidia l’area per tutto il periodo estivo.
Quanto alle presenze rilevate, spicca il dato registrato alle gole del Fiastrone, uno degli ambienti più selvaggi e delicati del Parco che, nella settimana di Ferragosto, ha segnato un picco di 250 persone in un giorno. Il sito più visitato, anche per via della facilità di accesso, rimane, così come nel 2011, l’Infernaccio: la domenica successiva a Ferragosto sono state rilevate quasi mille presenze. Dati, quindi, che indicano la necessità di organizzare e gestire adeguatamente i consistenti flussi turistici nel periodo estivo con l'obiettivo di innalzare il livello qualitativo dei visitatori e, al contempo, scoraggiare le modalità di fruizione "mordi e fuggi", che troppo toglie al territorio, peggiorando la qualità dell'ambiente, e poco lascia in termini di sviluppo dell'economia locale.


3. I Centri di Educazione Ambientale come centro dello sviluppo turistico

L’educazione ambientale è uno degli strumenti chiave per garantire qualsiasi forma di sviluppo sostenibile, o per meglio dire, di sviluppo responsabile. Il Parco ha affrontato il tema dell’educazione ambientale, che rientra fra le sue attività istituzionali, sotto un duplice aspetto. Il primo è legato al miglioramento dell’offerta di servizi didattico ricreativi come strumento per incentivare lo sviluppo di attività economiche e nuove professionalità; il secondo aspetto riguarda invece l’educazione ambientale come strumento per aumentare la conoscenza e la condivisione degli obiettivi del Parco da parte della popolazione locale, così da sviluppare il senso di appartenenza al luogo.
Nel Parco operano 9 CEA, gestiti prevalentemente da imprese di cui il Parco, grazie a specifici progetti, ha cercato di agevolare i processi costitutivi ed evolutivi. In tali processi hanno inciso in maniera significativa anche le Regioni, attraverso lo sviluppo della Reti regionali InFEA (Informazione ed Educazione Ambientale), grazie alle quali vengono cofinanziati i progetti di educazione ambientale.
Così, nel corso degli anni i CEA hanno assunto un ruolo centrale nelle politiche per il turismo sostenibile avviate dal Parco. Il turismo scolastico è costantemente aumentato ed oggi rappresenta circa il 10% degli arrivi nel territorio dei Sibillini configurandosi come uno dei principali fattori di destagionalizzazione della domanda turistica. Le scuole infatti visitano il Parco nei periodi di minor affluenza turistica (periodo autunnale e primaverile) e, sebbene la spesa media di questi visitatori non sia elevata, il turismo scolastico contribuisce in modo significativo all’economia del settore didattico-ricreativo.
Ma l’offerta dei CEA non si limita al turismo scolastico. Negli ultimi anni, grazie anche ai cofinanziamenti dalla Regione Marche per lo sviluppo di progetti di Rete dei CEA, è stata rafforzata l’offerta di programmi didattico ricreativi per il tempo libero. Nell’ambito del progetto “Equilibri naturali. Il benessere dalla natura.” è stato proposto nel 2011 e nel 2012 il programma “E…state nel parco”.
Il programma ha previsto, nel periodo estivo, l’organizzazione di attività diversificate sia nei contenuti, sia nelle formule organizzative, proponendo campi residenziali e non residenziali, rivolti prioritariamente a bambini e ragazzi e formule week-end, rivolte prioritariamente a famiglie.
Nel 2012 sono state organizzate e realizzate, nell’ambito di tale programma, 4 tipologie di campi residenziali, 16 di campi non residenziali, 21 diverse attività giornaliere, 2 tipologie di laboratori tematici, 14 proposte per week-end. Alle attività hanno preso parte oltre 1300 persone. Le presenze turistiche connesse sono oltre 2500. E’ opportuno sottolineare che la domanda per tali attività è stata superiore dell’offerta; in altre parole, se fosse stato possibile, per disponibilità di risorse, avviare più iniziative avremmo registrato un numero molto maggiore di partecipanti.
La realtà dei CEA è oggetto di crescente attenzione, soprattutto da parte della Regione Marche che sta avviando delle specifiche azioni di promozione delle attività didattico ricreative, nella convinzione, pienamente condivisa dal Parco, del ruolo strategico dei centri per


4.Prevenzione dei danni alla zootecnia: il punto della situazione

L’anno che si sta per concludere ha visto il Parco impegnato su diverse iniziative dedicate alla prevenzione dei danni alla zootecnia. Il Parco opera su questo fronte da almeno quattro anni, da quando è iniziato il progetto Life Ex-Tra per la conservazione dei grandi carnivori, che ha riportato al centro delle attività gestionali il difficile rapporto di convivenza tra l’uomo e il lupo.
La scelta è stata quella di puntare sulla qualità, cercando di dimostrare alle aziende zootecniche che una prevenzione efficace dagli attacchi del lupo e di altri canidi passa innanzitutto attraverso l’uso di mezzi idonei e all’altezza delle situazioni. Un convincimento che viene dalla constatazione che nel Parco i pochi mezzi utilizzati per la difesa del bestiame domestico sono di qualità scadente e mal gestiti.
Un caso esemplare riguarda le recinzioni elettrificate, che sui monti Sibillini sono concepite solo come mezzo di contenimento del gregge e non come mezzo di difesa dagli attacchi dei predatori. Ne è la riprova l’uso frequente che viene fatto degli elettrificatori usa e getta con batteria da 9 volt che a nulla servono se non a intimidire gli ovini nel tentativo di fuoriuscire dal recinto.
Altro caso riguarda l’uso del cane da difesa. Nonostante l’elevato numero di cani al seguito dei greggi, infatti, sui Monti Sibillini si sono perse, come in altri comprensori montani dell’Appennino, le caratteristiche originarie del cane da pecora, ma anche la capacità, da parte degli allevatori, di allevare e gestire in maniera efficace una muta di cani da guardiania.
Queste due circostanze sono sufficienti a far sì che nella dieta del lupo continuino a essere presenti anche specie di allevamento, con una incidenza media, nel Parco, di 35 denunce/anno per danni da predazione, equivalente a circa 260 capi persi ogni anno per attacchi sferrati dal lupo e da altri canidi. La mortalità del bestiame a causa delle predazioni sui Monti Sibillini è pari allo 0,7%, valore che, considerando anche gli attacchi non denunciati, potrebbe ragionevolmente attestarsi al 1%.
La posizione del Parco rispetto a questo fenomeno, che al contrario di quanto si dica non risulta avere alcuna tendenza di crescita, è chiara. Occorre innanzitutto la prevenzione, puntando su tre aspetti principali:
– uso di recinti mobili elettrificati di estensione e potenza di elettrificazione idonea, costantemente monitorati;
– cani da pecora di qualità da utilizzare anche nello stazzo in abbinamento ai recinti mobili;
– maggiore attenzione nei momenti più delicati della conduzione del gregge (es.: fase di rientro allo stazzo, pascolo con condizioni metereologiche sfavorevoli, passaggi in aree cespugliate, presenza di capi al pascolo a termine gravidanza o a fine carriera o in cattivo stato di salute);
Le iniziative promosse dal Parco vanno proprio in questa direzione. La prima misura ha riguardato, nel 2010, la consegna di recinti elettrificati in comodato d’uso gratuito a 12 allevatori che pascolano nel territorio del Parco. Queste aziende hanno potuto beneficiare anche di assistenza tecnica e sono state monitorate nel corso del progetto per valutare l’efficacia dei recinti.
Nel corso del 2012 il Parco ha deciso, su richiesta degli allevatori, di promuovere un'ulteriore misura per la diffusione dei recinti mobili elettrificati. Il 24 febbraio scorso è stato, infatti, pubblicato un bando per cofinanziare l’acquisto di recinti elettrificati rivolto a tutti gli allevatori che effettuano il pascolo nel territorio del Parco. Il fondo messo complessivamente a disposizione è pari a € 13.000. Ciascuna azienda ha potuto beneficiare di una quota massima di cofinanziamento di 900 euro, con la quale è stato possibile rimborsare fino all’80% delle spese sostenute per l’acquisto dei recinti. L’iniziativa ha riscosso un buon successo: le aziende che hanno presentato al Parco richiesta di cofinanziamento sono state 19. Con le risorse a disposizione è stato possibile assegnare il contributo a 16 aziende.
L’8 agosto 2012 è stata, invece, lanciata una misura dedicata al cane da difesa, attraverso l’approvazione del programma RECANDO - “REte di interscambio di CANi da Difesa di qualità degli Ovicaprini” – e di un avviso pubblico per raccogliere le adesione delle aziende zootecniche interessate alla costituzione di un centro di referenza del cane da pecora di razza pastore maremmano abruzzese. Tale programma ha un duplice obiettivo: da una parte recuperare la cultura del cane da pecora, attraverso sia l’introduzione di cani con caratteristiche genetiche e comportamentali affini alle antiche razze da lavoro sia l’apprendimento, da parte dell’allevatore, delle buone pratiche di allevamento e gestione degli stessi. Il secondo obiettivo è quello di contrastare il fenomeno dei cani vaganti, fonte primaria di disturbo per molte specie di fauna selvatica, soprattutto per gli ungulati.
Queste attività contribuiranno a dare continuità alle azioni svolte nei quattro anni del progetto Life, anche nel tentativo di mantenere attivo il canale di dialogo e di collaborazione che si è venuto a cerare con il mondo della zootecnia.


5. Approvato il Piano triennale di gestione del Cinghiale

La popolazione di Cinghiale, specie reintrodotta in tutti gli Appennini a partire dagli anni Settanta per scopi venatori, è nel tempo notevolmente cresciuta andando a colonizzare nuovamente gran parte di quei territori, dalla Sicilia alle Alpi, da cui si era estinto in tempi storici recenti. Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sin dalla sua istituzione, ha affrontato il problema adottando una articolata strategia comprendente il monitoraggio, la prevenzione e gli indennizzi dei danni nonché gli interventi di controllo numerico della specie mediante prelievo selettivo.
Da poche settimane è operativo il nuovo Piano triennale di gestione del Cinghiale e di monitoraggio del Capriolo. In tal modo il Parco si propone di dare risposte concrete alle complesse problematiche legate alla diffusa presenza del Cinghiale, soprattutto in relazione ai danni alle colture arrecati da questa specie.
Lo scopo principale è quello di ridurre la popolazione di questa specie entro una soglia ritenuta sostenibile e tale, cioè, da prevenire gli "squilibri ecologici" causati soprattutto dai danni agli ecosistemi agricoli che, in alcuni settori del Parco, costituiscono anche habitat importanti per la biodiversità. Vediamo, nel dettaglio, in che modo.
E’ ormai appurato che la riduzione della popolazione di Cinghiale in aree in cui le attività agro-silvo-pastorali sono ancora diffuse può essere garantita solo attraverso una gestione attiva che, quindi, preveda interventi di controllo numerico.
Tali interventi di prelievo selettivo avverranno tramite abbattimento da appostamento fisso e catture con trappole. Gli obiettivi del Piano, nonché i metodi di controllo, sono stati attentamente valutati e definiti nel pieno rispetto della legge quadro sulle aree protette (L. n. 394/1991) e delle "Linee guida per la gestione del Cinghiale nelle aree protette", redatte dal ministero dell' Ambiente e dall'I.S.P.R.A. nel 2010. Il Piano triennale ha inoltre ottenuto il parere favorevole dello stesso I.S.P.R.A.
E’ stato ovviamente tenuto conto del ruolo ecologico positivo del Cinghiale: non dimentichiamo, infatti, che questo ungulato è divenuto la principale preda naturale del Lupo, specie di interesse comunitario prioritaria.
Le tecniche di prelievo selettivo, inoltre, escludono i metodi più invasivi, come la battuta e la braccata, e sono effettuati sotto la diretta iniziativa del Parco, che si avvale del Laboratorio di Ecologia Applicata di Perugia, del Coordinamento Territoriale per l’ambiente del Corpo Forestale dello Stato e degli operatori di selezione.
Il Piano dedica poi particolare attenzione ai sistemi di prevenzione dei danni, costituiti principalmente dalle recinzioni elettrificate ma anche dal foraggiamento dissuasivo e dall’incentivazione di colture a perdere.
Nell’area di Castelluccio, in particolare, dove si è osservato un deciso aumento degli indennizzi relativi alle colture della pregiata lenticchia coltivata nei piani, verranno installati dei recinti con lo scopo di proteggere le colture stesse. Per evitare che i cinghiali forzino i recinti in mancanza di fonti alimentari il Piano prevede anche un foraggiamento dissuasivo ad una certa distanza dalle recinzioni.
Un'ultima parte del Piano prende infine in accurato esame il personale coinvolto nelle oprazioni di selezione. Attualmente sono 146 gli operatori di selezione formati dal Parco ma sono poco più di 100 quelli abilitati per il 2012. Anche per questo il Piano prevede un’integrazione al fine di favorire l’ingresso di soggetti giovani e maggiormente motivati nonché la formazione degli agricoltori, direttamente coinvolti nel prelievo tramite le catture.


6. Green Mountain, gestione condivisa per lo sviluppo sostenibile nelle aree montane

Venerdì 8 novembre, presso la Provincia di Macerata, si è tenuto il workshop sul tema “Lo sviluppo sostenibile nelle aree montane, un’opportunità di gestione condivisa”. L’appuntamento ha introdotto il processo di concertazione avviato tra gli enti partner (Provincia di Macerata e Parco Nazionale dei Monti Sibillini) e portatori di interesse nell’ambito del progetto ”Green Mountain”, A Soustainable Development Model for Green Mountain Areas.
Il prossimo workshop è già fiassato per il prossimo 6 dicembre e si terrà presso la sede del Parco, a Visso, mentre il terzo ed ultimo appuntamento verrà ospitato dalla Comunità Montana di Camerino.
Il Progetto è finanziato dal Programma SEE, South East of Europe, un'area di cooperazione transnazionale tra le più complesse e variegate nonché la più ampia tra quelle che usufruiscono dei programmi di cooperazione transnazionale attualmente attivi.
L’asse d’intervento prioritario e gli obiettivi specifici riguardano la promozione della cooperazione nella gestione del patrimonio naturale e delle aree protette. L'obiettivo generale del progetto è quello di sviluppare, e di trasferire congiuntamente, un modello di sviluppo e gestione sostenibile in grado di fornire una strategia integrata per migliorare la valorizzazione e la conservazione delle aree montuose, protette e sensibili. Nove paesi - rappresentati da 11 organizzazioni (3 Parchi nazionali, 3 amministrazioni locali, 3 amministrazioni regionali, 2 organizzazioni nazionali, 1 centro di ricerca) - hanno sviluppato nella prima fase di lavoro un modello di gestione e sviluppo sostenibile, sulla base dei risultati di tre precedenti gruppi di lavoro che hanno riguardato l’individuazione di attività economiche sostenibili, i metodi e le strategie per la gestione coordinata del territorio e i metodi e le strategie di informazione, la formazione e la sensibilizzazione.
Basandosi sui risultati di questi tre tavoli di lavoro, del modello comune e delle linee guida europee, i partner del progetto dovranno redigere i piani esecutivi di gestione per i loro territori.
Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e la Provincia di Macerata dovranno redigere un unico Piano di Gestione che includa i rispettivi territori, o parte di essi, e coordinare la suddetta azione con il processo di concertazione territoriale da avviarsi in parallelo.
Oltre agli obiettivi generali e alle specifiche priorità, il coinvolgimento dei portatori di interesse, le modalità di cooperazione e le misure valutative, il Piano dovrà contenere azioni concrete da mettere in atto, includendo per ognuna di esse gli strumenti da attivare e le risorse umane e finanziarie necessarie. Il Piano di Gestione non dovrà essere solo uno strumento politico-amministrativo a medio-lungo termine, ma anche un piano d’azione concreto a breve-medio termine.
In questa ottica, e perseguendo i suddetti obiettivi, il workshop ha posto le basi al processo di concertazione con i portatori di interesse che la Provincia e l’Ente Parco vogliono coinvolgere in tutte le fasi della pianificazione e dell’attuazione. Sono stati presentate le attività economiche che si vogliono mettere in campo chiedendo ai partecipanti una loro eventuale adesione alla definizione e attuazione delle stesse. Gli stakeholder invitati hanno dimostrato interesse nel progetto e nell’attenzione posta proprio alla condivisione di scelte e metodologie per l’attuazione delle misure proposte. Non solo, le attività proposte sono state inserite in un discorso anche più ampio di prospettive future poiché il Progetto Green Mountain rientra in una strategia più a lungo termine che, attraverso altri strumenti finanziari soprattutto comunitari, garantiscano continuità e la possibilità di replicare le azioni volte alla salvaguardia e allo sviluppo delle aree montane.


7.Censimento del Cervo

Si stanno concludendo in queste settimane le ultime attività del progetto Life EX-TRA per la conservazione dei Grandi Carnivori. Iniziato nel 2009, il progetto prevedeva, tra le numerose azioni, anche il monitoraggio delle specie preda selvatiche al fine di valutare le relazioni fra l’andamento della popolazione di Lupo e di ungulati selvatici presenti nel Parco. Ai dati sulle popolazioni di Cinghiale e di Capriolo, provenienti dalle attività svolte nell’ambito del piano di gestione del Cinghiale, si sono così aggiunti anche quelli relativi alla popolazione di Cervo, specie monitorata prioritariamente nei quattro anni di progetto. Le attività di monitoraggio sono consistite nel censimento autunnale al bramito, tecnica che consente di contare i cervi maschi in bramito tramite una o più sessioni serali di ascolto, e nelle osservazioni primaverili cosiddette sul “primo verde”, finalizzate alla rilevazione della struttura della popolazione. Nel corso del progetto è stata sperimentata anche una tecnica innovativa di monitoraggio attraverso l’uso di foto-video trappole che ha consentito, tra l’altro, il riconoscimento dei singoli esemplari.
Quest’anno il censimento al bramito si è svolto in due sessioni di ascolto, la prima il 25 settembre e la seconda il 5 ottobre. Sono stati coinvolti circa 40 operatori tra tecnici e zoologi del Parco, operatori di selezione, altri volontari e agenti del Corpo Forestale dello Stato. È stato così possibile coprire 16 stazioni di ascolto principali più qualche altra stazione in aree periferiche del Parco, dove la presenza stabile dell’ungulato è ancora da accertare.
I risultati del censimento hanno confermato un tendenza significativa di crescita della popolazione di Cervo in atto ormai da almeno quattro anni. Sono stati ascoltati nella sola alta Valle del Nera da 22 a 25 maschi in bramito, più ulteriori 4 esemplari nelle aree più periferiche del Parco. Nel 2009, primo anno di censimento al bramito, erano stati censiti 6 cervi in bramito, 10 nel 2010, 20 nel 2011. Lo scorso anno i risultati del censimento al bramito e delle osservazioni sulla struttura della popolazione hanno portato ad una stima della popolazione pre-riproduttiva di 140-170 esemplari.
Il dato più interessante, confermato quest’anno dal censimento al bramito, è la lenta colonizzazione da parte del Cervo di nuove aree del Parco, come ad esempio la Valle dell’Acquasanta e la Valle del Rio Sacro, ambienti individuati già nel 2001 (Piano di fattibilità per la reintroduzione del Cervo nel Parco) ad alta idoneità per questa specie.


7.Censimento autunnale del Camoscio

Venerdì 9 novembre, per il secondo anno consecutivo, si è tenuto il censimento autunnale del Camoscio appenninico nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Anche se al momento della popolazione di Camoscio nei monti Sibillini si conosce tutto o quasi – essendo ancora la maggior parte degli animali dotata di radio collare e quindi costantemente monitorata – si è trattato di un momento formativo importante per tutti i partecipanti e per il Parco stesso che, attraverso questi primi censimenti, sta affinando le proprie capacità organizzative in vista dei prossimi anni, quando cioè il numero dei Camosci nati in natura sarà maggiore di quello degli esemplari reintrodotti e, di conseguenza, aumenterà la complessità delle operazioni di censimento.
Più di venti volontari, una decina di agenti del Corpo Forestale dello Stato, oltre a tecnici e collaboratori del Parco, per un totale di 43 persone, hanno partecipato alle operazioni di conteggio coprendo 12 stazioni di avvistamento. Nel periodo autunnale i conteggi si concentrano sui maschi di Camoscio che si ricongiungono ai branchi di femmine in vista del periodo degli amori, è quindi il momento migliore per avere una stima più completa possibile del numero di individui che popolano un’area. Ad inizio estate, invece, il censimento riguarda i nuovi nati ed è utile per avere indicazioni sul successo riproduttivo della colonia.
Nel corso del censimento sono stati avvistati 31 individui, corrispondenti a circa l'80% della popolazione totale, così suddivisi per classi di età: 5 maschi adulti, 9 femmine adulte, 6 sub-adulti (animali tra i due e i tre anni), 4 camosci giovani (animali tra 1 e 2 anni) e 7 piccoli (animali nati la scorsa primavera).
Come nelle precedenti occasioni è stata registrato un buon coinvolgimento dei volontari e di tutti coloro che hanno partecipato al censimento, sintomo di una crescente sensibilità ed attenzioni nei confronti delle politiche di gestione ambientale del Parco.
Grazie ai finanziamenti erogati dalla Comunità Europea con validità 2010 – 2013 nell’ambito del Progetto LIFE – Coornata, l’esigua colonia di Camoscio appenninico reintrodotta nei Sibillini a partire dal 2008 si sta rapidamente consolidando. Nel corso del 2012 sono stati effettuati 5 rilasci in natura: 1 maschio, preveniente da area faunistica, e 4 femmine prelevate in natura nel Parco nazionale della Majella.

 

TI POTREBBE ANCHE INTERESSARE