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Newsletter n.1 del 05 febbraio 2013
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1. Editoriale. Il 2012 del Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Ripercorriamo brevemente le tappe che hanno scandito un anno di attività del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il 2012 è stato caratterizzato,
così come per tutte le pubbliche amministrazioni negli ultimi anni, da complessi processi di revisione della spesa pubblica che, sempre di
più, tendono a tradursi in riduzione della capacità di spesa e dell' efficienza operativa,. Ma per il Parco l’anno appena trascorso è stato
comunque ricco di avvenimenti ed iniziative che hanno contribuito allo sviluppo sostenibile del territorio.
[Segue in un'altra pagina]
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2. La revisione della spesa pubblica e i tagli al personale - Gli effetti sui Parchi nazionali
Il 2012 è stato un anno vissuto con passione e con molta apprensione anche dal personale dell'Ente parco. Vi sono stati, infatti, ben due
tagli, ognuno del 10% delle spese del personale dei Parchi nazionali, che si sono andati ad aggiungere a quelli subiti negli anni precedenti
a partire dal 2005 e che hanno comportato per i Sibillini la perdita di ben nove posti.
Purtroppo il Parco Nazionale dei Monti Sibillini soffre già una forte carenza organica, con sole 20 unità, che lo vedono tra i Parchi
nazionali più svantaggiati del Paese da questo punto di vista; basti pensare ai Parchi Abruzzesi, che con situazioni similari dispongono
di un numero ben più elevato di dipendenti, fino alle 100 unità nello storico Parco d'Abruzzo.
Un problema, questo del personale dei parchi, che si è tentato di affrontare in un ottica di sistema, con il coordinamento del Ministero
dell'Ambiente e il Dipartimento della funzione pubblica e che ha portato ad un primo risultato, ovvero quello di scongiurare il rischio di
vedere la messa in mobilità di una parte dei dipendenti. Al dramma umano si sarebbe aggiunto il grave problema istituzionale di non riuscire
più a garantire i servizi minimi essenziali. Vi è anche da riconoscere che questa battaglia è stata affrontata con grande dignità e senso di
responsabilità, sia da parte dei lavoratori sia da parte degli organi, ma la sfida è ancora aperta.
Ai parchi nazionali, come alle pubbliche amministrazioni in generale, si richiede che gli obiettivi vengano conseguiti con sempre maggiore
efficacia ed efficienza, ma come si ottiene un miglioramento delle performance se aumentano a dismisura gli adempimenti a cui assolvere, le
professionalità e le specializzazioni richieste per ottemperarvi correttamente ma le risorse umane disponibili diminuiscono? Per fortuna,
quella che non diminuisce è la passione degli operatori dei Parchi e a loro va, per questo, il nostro ringraziamento!
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3. In vendita la nuova carta dei Percorsi del Parco
Dopo un lungo lavoro di progettazione e condivisione delle finalità con le istituzioni del territorio è stata pubblicata e stampata la
nuova carta dei Percorsi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Non si tratta di una semplice carta escursionistica ma di un efficace
strumento di comunicazione che racchiude sinteticamente l’intero sistema di fruizione del Parco.
La carta, infatti, riporta tutte le tipologie di percorsi che sono stati sviluppati negli anni per garantire e facilitare la fruizione a
diverse categorie di utenti: escursionisti, famiglie, amanti della bicicletta. La mobilità all’interno del parco mediante mezzi pubblici
è molto difficile, per tale ragione sono stati individuati sulle strade aperte al transito, già esistenti, la Grande Via del parco e sei
percorsi ad anello, che trasformano il semplice spostamento interno in un’occasione di visita per chi si muove con mezzi motorizzati o in
bicicletta. Gli escursionisti più esigenti hanno a disposizione 17 percorsi escursionistici, sentieri di montagna di diversa difficoltà,
che sono stati individuati e realizzati sulla base dei sentieri già esistenti e che toccano alcuni degli ambienti più belli e selvaggi del
Parco. Per le famiglie sono stati, invece, da tempo individuati 18 Sentieri Natura, brevi e facili percorsi ad anello che hanno inizio
presso la maggior parte dei centri abitati del Parco. Due di questi, grazie ad un fondo particolare sono adatti anche alla percorrenza
con sedia a ruote. Grande Anello dei Sibillini e Grande Anello in Mountain Bike, infine, completano l’offerta di visita nell’area protetta.
I sentieri ed i percorsi, bicicletta sopra descritti, sono interamente segnalati e sono soggetti a manutenzione.
La nuova carta dei percorsi riporta, oltre ai suddetti itinerari, anche i sentieri “storici”, vale a dire le antiche tracce di sentieri sui quali viene
effettuata periodicamente dal Club Alpino Italiano una segnatura esclusivamente orizzontale.
La nuova carta è in vendita presso i centri del Parco (Case del Parco, Rifugi, Centri Visita e Musei) e presso molti esercizi commerciali
dei Comuni ricompresi nell’area protetta. Può anche essere acquistata richiedendola direttamente al Parco.
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4. 4. Mountain bike: programmare e condividere una fruizione responsabile
La mountain bike è uno sport in forte ascesa come testimonia il numero crescente di persone che, in sella a sempre più sofisticate e costose
biciclette, frequenta mulattiere e sentieri durante i fine settimana e i periodi festivi.
Si tratta di una pratica sicuramente meno impattante rispetto all’utilizzo di qualsiasi mezzo motorizzato e che può essere svolta in armonia
con le finalità di conservazione della natura. A condizione, però, che si abbia consapevolezza delle peculiarità e fragilità degli ambienti
attraversati. Anche questi mezzi, infatti, possono causare danni all'ambiente, soprattutto nei confronti della fauna e della vegetazione.
L’alto numero di appassionati e, soprattutto, la scelta di determinati percorsi, quindi, ci induce a qualche riflessione. Innanzitutto
ricordiamo la necessità di rispettare tutte le norme vigenti; in particolare, per le mountain bike vige il divieto di transitare fuori
sentiero, mentre le attività svolte da gruppi di partecipanti maggiore a 30 devono essere comunicate al Parco e al CTA del CFS con almeno
30 giorni di anticipo. Tutte le norme sono comunque pubblicate sul sito del Parco www.sibillini.net.
Non meno importanti delle norme codificate, però, sono le regole non scritte: quelle cioè dettate dal buon senso e dalla sensibilità di
ognuno di noi.
Vi sono alcune aree del Parco, come quelle di alta quota e, più in generale, quelle ricadenti nella zona A di "riserva integrale" del Parco,
che per fragilità e delicatezza non si addicono assolutamente all’utilizzo di questo mezzo. Allo stesso modo, in tutti i tratti di sentiero
che attraversano ghiaioni o praterie su creste e ripidi versanti il passaggio di qualsiasi mezzo su ruote può aumentare a dismisura l'erosione
superficiale con conseguente danneggiamento del suolo e della preziosa flora che, a stento e attraverso lunghissimi processi, colonizza
questi ambienti estremi. Il passaggio di mountain bike è poi percepito come un pericolo improvviso da parte della fauna e può rappresentare
un rischio per la conservazione di specie particolarmente protette e vulnerabili come, ad esempio, il Camoscio appenninico. E' quindi di
fondamentale importanza informarsi presso l'Ente parco prima di organizzare un'escursione in mountain bike, al fine di evitare le aree
più sensibili, ed evitare comunque di formare gruppi molto numerosi di partecipanti.
Non secondario, poi, il problema della commistione tra ciclisti ed escursionisti. Alcuni sentieri del Parco, infatti, pur essendo stati
realizzati per essere percorsi a piedi vengono fruiti in mountain bike potendo con il rischio di generare pericoli oggettivi di investimenti
e incidenti. Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini intende pertanto coinvolgere associazioni, guide professioniste e semplici appassionati,
ed aprire un dialogo affinché si giunga in maniera condivisa ad una fruizione responsabile del nostro splendido ambiente naturale mediante
mountain bike.
Più che sui divieti, quindi, si confida sul buon senso di tutti per salvaguardare il patrimonio unico ed inestimabile che siamo chiamati a
tutelare.
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5. Cresce l’attenzione per le aree protette che aderiscono alla
Carta Europea del Turismo Sostenibileo
Quello dei Monti Sibillini è stato, nel 2001, il primo Parco nazionale italiano ad aderire alla Carta Europea del Turismo Sostenibile
(CETS). L’aver affrontato il percorso della Carta ha fatto si che le politiche per il turismo sostenibile siano state e vengano tuttora
determinate sulla base di un’attenta pianificazione strategica che prevede la costante partecipazione degli attori locali.
Nei primi anni, l’adesione alla CETS ha mostrato dei vantaggi riconducibili essenzialmente all’acquisizione da parte del Parco di un
corretto modus operandi basato sulle indicazioni della metodologia per l’attuazione della Carta, che è stata sviluppata dai maggiori
esperti europei del turismo sostenibile.
In questi ultimi anni l’attenzione rivolta alla CETS è significativamente aumentata. Ad oggi sono 26 le aree protette italiane che hanno
ottenuto la certificazione e 8 hanno già avviato le procedure per ottenere il riconoscimento, 4 delle quali sono aree protette della
Regione Marche. Questo accresciuto interesse deriva da un lato dalla attestata validità della metodologia per l’attuazione della Carta,
dall’altro dalla crescente conoscenza da parte dei turisti della Certificazione CETS, che incide sempre più sulla scelta della destinazione
della vacanza.
L’accresciuto interesse riguarda direttamente anche le Istituzioni a vario titolo coinvolte nella gestione delle aree protette, determinando
una maggiore integrazione delle politiche turistiche sia tra i diversi Enti che insistono sul territorio dell’area protetta, sia tra le
diverse aree protette certificate.
A dicembre 2012 è stata approvata la nuova strategia quinquennale per lo sviluppo turistico sostenibile del Parco Nazionale dei Monti
Sibillini (periodo 2013-2017), prevista per il rinnovo dell’adesione del Parco alla Carta Europea del Turismo Sostenibile.
La strategia, come previsto dalla CETS, è frutto di un processo partecipativo che trova nel Forum permanente uno strumento operativo di
particolare importanza.
Il Forum, a cui aderiscono operatori del comparto privato e rappresentanti delle Istituzioni, rappresenta la chiave per il successo delle
politiche di sviluppo turistico sostenibile nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’obiettivo strategico è confluire in
una politica turistica “unitaria” che riconosca la specificità di ciascun soggetto e che colleghi il contributo dei singoli attori nella
filiera turistica, operando di fatto come “Sistema Sibillini”.
Il Forum, infatti, interviene attivamente sia in fase programmatica, contribuendo ad elaborare la strategia, sia in fase attuativa, in
quanto i vari attori intervengono direttamente e a vario titolo nell’attuazione delle azioni previste nella strategia stessa.
Il calendario dei lavori del Forum per il 2013 si aprirà con un’Assemblea generale, da cui prenderà formalmente il via l’attuazione del
programma delle azioni per il prossimo quinquennio.
In tale programma è previsto, tra l’altro, un rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra le aree protette certificate, con particolare
riguardo alla creazione di una rete tra le aree protette della Regione Marche, finalizzato ad una maggiore integrazione delle politiche
per il turismo sostenibile ed allo sviluppo di progetti comuni di rilevanza transnazionale.
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6. LIFE extra: i risultati del progetto e le prospettive future
Il progetto Life “Ex-Tra”, avviato a gennaio 2009 si è concluso il 31 dicembre 2012, al termine di quattro anni di intensa attività in cui
il Parco ha potuto accrescere la propria esperienza nel campo della conservazione dei grandi carnivori. Il progetto infatti, benché
orientato a portare benefici soprattutto ai soggetti più direttamente interessati dalla presenza di specie quali il lupo e l’orso, ha
rappresentato un' occasione importantissima per accrescere le competenze dei tecnici del Parco nella considerazione della dimensione umana nelle attività di conservazione dei carnivori selvatici. Tale aspetto si è rivelato strategico e ora, a progetto concluso, il risultato più importante che il Parco porta a casa è proprio un nuovo e promettente rapporto di collaborazione con il settore della zootecnia, che potrà essere alimentato dalle iniziative ancora in corso nell’ambito dell’altro progetto Life (il Coornata) e da quelle che stanno partendo in questi giorni per la prosecuzione dello stesso progetto Ex-Tra.
In termini di risultati raggiunti per la conservazione del lupo il progetto non è stato sufficiente ad abbassare l’indice di mortalità per
cause antropiche di questa specie nel Parco, che è ancora troppo elevato se si pensa che ogni anno muoiono almeno 4 lupi perché sparati,
presi al laccio o investiti. Per capire la portata di tale dato (che sottostima il fenomeno in quanto tiene conto delle sole carcasse di
lupo rinvenute) basti pensare che 4 lupi possono comporre in Appennino un intero gruppo famigliare; nel Parco sono stabilmente presenti
almeno 5 nuclei.
Ma non era questo l’obiettivo del progetto che mirava, piuttosto, ad avviare un processo per individuare e poi contrastare le cause del
conflitto tra i grandi carnivori e le attività zootecniche. È già un risultato, invece, aver capito che nel Parco il bracconaggio che più
incide sulla mortalità del lupo è quello riconducibile all’attività venatoria condotta illegalmente, anche nell’area protetta, su alcune
specie di ungulati.
Su questo presupposto si fondano le iniziative per la conservazione del Lupo che il Parco sta avviando proprio in questi gironi nell’ambito
di un importante programma regionale promosso nelle Marche con la partecipazione anche delle aree protette regionali e dell'altro parco
nazionale, quello del Gran sasso e monti della Laga.
Ma tornando ai risultati del progetto Life appena concluso vale la pena di soffermarsi su quelle che sono state le misure di maggiore
impatto. La prima ha riguardato il modo di operare dell’Ente Parco rispetto al fenomeno delle predazioni al bestiame domestico. Il Parco
ha voluto, innanzitutto, fare chiarezza sul fenomeno attraverso una ricognizione dei dati relativi alle denunce per danno presentate dagli
allevatori per la richiesta di indennizzo dal 2003 al 2008 e, dal 2009 ad oggi, attraverso l’intervento diretto sui siti di predazione con
il proprio veterinario.
Oggi si dispone, pertanto, di una serie storica di dati quasi decennale in cui è evidente che l’incidenza delle predazioni da canidi sul
bestiame domestico non può essere messa in relazione, come banalmente si potrebbe fare, alla sola presenza e consistenza numerica del lupo
in una determinata area; si tratta di un fenomeno ben più complesso, governato da molteplici variabili. I dati raccolti smentiscono in ogni
caso l’allarmismo che i media continuano a generare sul fenomeno degli attacchi ai greggi, sia dentro sia fuori il territorio del Parco.
Il Parco nei quattro anni di progetto ha lavorato intensamente proprio sulla prevenzione dei danni alla zootecnia affrontando il problema
con un approccio partecipativo e rispondendo, quindi, alle reali esigenze delle aziende. In questo modo è stato possibile sostenere almeno
30 aziende nella difesa del bestiame attraverso la cessione, in comodato d’uso gratuito, di recinti mobili elettrificati o cofinanziando il
loro acquisto. Il recinto mobile elettrificato è infatti il miglior compromesso tra praticità d’uso, aspetto molto sentito dagli allevatori,
e difesa del bestiame durante le ore di riposo. Si tratta, tuttavia, di un mezzo la cui efficacia è messa spesso in discussione per via della
manutenzione quasi quotidiana che richiede affinché la tensione elettrica sui fili rimanga su valori sufficienti a scoreggiare l’attacco dei
predatori.
I risultati di un monitoraggio triennale effettuato dal Parco sui primi 12 recinti ceduti agli allevatori, oltre a confermare quanto appena
detto riguardo la cura e la manutenzione da dedicare a queste attrezzature, hanno sorpreso gli stessi tecnici coinvolti nel progetto che,
seppur convinti fin dall’inizio dell’efficacia dei recinti mobili elettrificati, non pensavano si potesse ottenere un beneficio così
importante. Negli stazzi messi in sicurezza grazie ai mezzi resi disponibili dal Parco nel triennio 2010-2012 gli attacchi del lupo si
sono, infatti, ridotti dell’63% rispetto al triennio precedente, con una conseguente significativa riduzione del numero di capi persi.
Gli elementi che secondo il Parco hanno portato a questo risultato sono molteplici. Tra i più importanti vi è sicuramente la qualità delle
attrezzature cedute e l’assistenza tecnica offerta agli allevatori nel corso del progetto.
Un’altra iniziativa nata in seguito a una richiesta specifica delle aziende è quella che riguarda i mezzi di prevenzione del bestiame al
pascolo. Anche in questo caso il Parco ha ritenuto opportuno rispondere con una proposta di qualità, ossia proponendo una linea di lavoro
finalizzata a migliorare dal punto di vista genetico l’attitudine del cane da difesa. Questo avverrà attraverso l’attuazione di un programma
(denominato RECANDO) per la cessione di cuccioli di cane di razza pastore maremmano abruzzese, da allevare secondo le indicazioni che
verranno fornite da un esperto del settore, il quale potrà, inoltre, fornire alle aziende indicazioni utili per migliorare geneticamente i
cani già in possesso, tramite accoppiamenti controllati.
Si tratta di una iniziativa che sta partendo proprio in queste settimane e che, quindi, rappresenta un’appendice del progetto Life che
consentirà di tenere vivo il rapporto di collaborazione avviato con gli allevatori.
Come si diceva all’inizio dell’articolo il progetto EX-Tra ha, dunque, consentito di perseguire diversi obiettivi sul fronte del conflitto
tra grandi carnivori e zootecnia ma soprattutto di acquisire maggiore consapevolezza del problema, dei soggetti coinvolti, delle sensibilità
in gioco e delle strategie da adottare. In questi ultimi anni però i tecnici del Parco hanno maturato, grazie ai dati raccolti sulla
mortalità del lupo, un’ulteriore consapevolezza, ossia che la conservazione di questa specie è ancora intimamente legata a pratiche
venatorie deleterie che per loro stessa natura inducono a compiere atti di bracconaggio. E poi il laccio, il nemico numero uno non solo per
il lupo ma per tanta altra fauna selvatica, il cui utilizzo quando non avviene a fini di bracconaggio diretto è indice del conflitto tra
agricoltori e cinghiale, in cui indirettamente viene colpito anche il lupo.
Nelle prospettive per il futuro il Parco si prefigge, dunque, di trattare il tema della conservazione del lupo in maniera più integrata con
gli altri programmi e attività promossi dal Parco stesso, valutando quale possano essere gli effetti di misure apparentemente estranee alla
gestione dei grandi carnivori e non trascurando i conflitti esistenti negli altri ambiti della sfera di governo del Parco.
Nel prossimo triennio continuerà, per concludere, il monitoraggio del lupo adottando oltre alle tecniche naturalistiche tradizionali anche
la genetica non invasiva, nella consapevolezza che l’attività conoscitiva è il presupposto per una efficace azione di conservazione di
questa specie.
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7. LIFE Coornata: sviluppi del progetto ed incontro con gli allevatori
Proseguono le attività del Parco Nazionale dei Monti Sibillini nell’ambito del Progetto europeo LIFE "Coornata", per la salvaguardia del
Camoscio Appenninico, specie di interesse comunitario prioritaria tuttora considerata a rischio estinzione.
Oltre alle immissioni in natura di animali, finalizzate al consolidamento della neocolonia costituita sui Sibillini, il progetto prevede
anche delle attività di prevenzione dei rischi sanitari che possono derivare dalla presenza di bestiame pascolante nelle stesse aree
maggiormente utilizzate dai Camosci e in quelle di prima possibile espansione di questa specie. Gli allevatori coinvolti nel programma di
prevenzione sono stati individuati mediante la sovrapposizione dei dati satellitari sulla localizzazione dei camosci, con le aree di pascolo
cartografate dal C.F.S. Il programma, svolto in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche
(I.Z.S.U.M.), prevede accordi con queste aziende, finalizzati a migliorare il controllo sanitario del bestiame, soprattutto per quelle
patologie che potrebbero avere effetti negativi nei confronti del Camoscio appenninico.
A tal fine sono stati effettuati, finora, due incontri con gli allevatori e altri due incontri con le Asur del territorio. Il Parco
rimborsa agli allevatori le spese sostenute per i trattamenti vaccinali e antiparassitari effettuati sul proprio bestiame e fornisce
gratuitamente agli stessi allevatori blocchi di sale zootecnico contente fitoterapici specifici.
Il controllo medico veterinario si è svolto in due fasi. Una prima fase caratterizzata da un’indagine retrospettiva al fine di avere
un’idea più precisa possibile della storia sanitaria degli ultimi 5 anni delle aziende coinvolte. E’ stato effettuato in collaborazione
con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche tramite raccolta dei dati disponibili nel database di laboratorio dello stesso
Istituto Zooprofilattico Sperimentale e dei dati presenti presso il Servizio Veterinario Regionale (Centro Epidemiologico Regionale).
La seconda fase ha visto invece un monitoraggio sanitario attivo con campionamenti presso le stesse aziende tramite i quali sono effettuati
approfondimenti diagnostici.
Un programma, quindi, non solo a tutela del Camoscio appenninico ma vantaggiosa anche per gli allevatori ed i loro animali, con i quali
il Parco ha avviato un positivo rapporto di collaborazione con lo scopo di promuovere buone pratiche di gestione sanitaria - e non solo -
del bestiame domestico.
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