Il tragitto da Ascoli a Castelluccio è facile da ricostruire: il percorso è storico e coincide con l’antica via Salaria, costeggiante l’incavo del fiume Tronto, nel 1800 era compiuto: a piedi, con cavalcature o in diligenza. I diversi cartellini d’erbario delle specie raccolte da Antonio Orsini indicano: Ascoli, Acquasanta, Ponte d’Arli, Quintodecimo, Trisungo, Arquata, Forca di Presta. Da Arquata partono due sentieri (si veda piantina del Parco) che portano a Forca di Presta essendo questo un passaggio obbligato per raggiungere la piana di Castelluccio di Norcia dalla zona ascolana. Orsini è abituale frequentatore del Monte Vettore dove compie anche studi geologici. È altamente probabile che associ nei suoi giri il Monte Vettore e la zona di Castelluccio essendo queste contigue. I dati sulle specie trovate sul Monte Vettore in questo studio non sono stati elaborati; si segnala a titolo di esempio un’unica specie botanica raccolta presso la cima del Monte Vettore (un invito per i più allenati a considerare questa escursione). Si ricorda che su questo Monte Orsini ha catturato, nel 1835, l’esemplare che oggi lo porta ad essere conosciuto: la vipera dell’Orsini (Vipera ursinii, dedicatagli dallo zoologo Carlo Luciano Bonaparte). La specie è endemica dell’area centrale degli Appennini e rappresenta la vipera europea di più piccole dimensioni.
Orsini erborizza in zona probabilmente sin da ragazzo con gli erbajuoli (SESTILI, 2018). Il 20 marzo 1817, Maria Atti moglie di Orsini consegue a Roma presso il Collegio dei medici il diploma all’esercizio dell’arte farmaceutica (è la prima e forse unica donna), in tal modo Orsini, non più legato al lavoro in bottega, è libero di compiere i suoi giri nel Piceno, in Umbria e nel vicino Abruzzo. Da appassionato naturalista e attento osservatore dell’ambiente raccoglie piante, alghe, licheni, felci, fossili, rocce, minerali, conchiglie e gasteropodi, pesci, insetti. Molte di queste entità portano ancora oggi il suo nome perché gli sono state dedicate dai suoi amici scienziati in riconoscimento della sua infaticabile opera. Paolucci nella sua Flora Marchigiana relativamente alla specie Salix purpurea L. var. S. rubra Huds. riporta: «Ho registrato la varietà ancora dubbia per l’Italia, sulla fede del valentissimo raccoglitore Orsini che la raccolse sul M. Vettore (lettera allo Spadoni, 29 dicembre 1825)». Nell’estate del 1829, i botanici Ernesto Mauri, Antonio Orsini e Michele Tenore compiono un viaggio in Abruzzo e nello Stato Pontificio. Si ritrovano ad Avezzano e da lì proseguono verso l’Aquila, Camarda, Assergi; salgono al Gran Sasso, scendono a San Nicola, Pietracamela, Intermesoli, Padula. «Pietralta è il primo villaggio Pontificio che incontrasi su quella strada, donde si va ad Acquasanta», Cavaceppo, Ascoli, San Benedetto e Grotta a Mare. Da qui Tenore saluta i suoi compagni e prosegue da solo alla volta di Pescara, Chieti, Popoli, Sulmona, la Majella. Nel racconto del viaggio non si parla espressamente della località di Castelluccio, tuttavia è possibile riscontrare nell’appendice «Enumeratio Plantarum quas in itinere per Aprutinum, vel per pontificiae ditionis finitmas provincias, aestate anni 1829 collegerunt Ernestus Mauri, Antonius Orsini et Michael Tenore», comprendente 912 specie, ordinate secondo il sistema sessuale di Linneo, due esemplari provenienti da Castelluccio: Veronica scutellata e Viola tricolor var. angustifolia.
Nel 1856, Filippo Parlatore accompagnato da Teodoro Caruel si reca in Ascoli da Orsini desideroso di raccogliere con lui piante della zona degli appennini centro meridionali. Vi resterà dalla fine giugno a quasi tutto luglio. In linea generale Orsini scrive sul cartellino dei campioni da lui raccolti la località ma raramente vi aggiunge la data. Parlatore durante il suo soggiorno ascolano vedendo il suo erbario lo rimprovera per questa «mancanza», Orsini replica affermando di poter fare affidamento sulla sua buona memoria. È da precisare che nell’erbario si trovano spesso per lo stesso esemplare sia il cartellino di campagna (appunti veloci) sia il cartellino da erbario su carta intestata scritto con grafia curata con riferimenti scientifici per l’attribuzione specie. Probabilmente l’Orsini si dedicava al riordino e trascrizione, delle specie da lui stesso raccolte e inserite in erbario, in un secondo momento. «Centro delle diverse gite per quegli Appennini io feci la città di Ascoli, dove il botanico Antonio Orsini accolse ospitalmente me e il giovane Caruel che mi seguì anche in quel viaggio e ci accompagnò da per tutto. […] Essendo stato l’Orsini un esploratore indefesso di quelle parti. […] Con lui andai in più luoghi dei dintorni di Ascoli, sulle rive del fiume del Tronto, al bosco sopra il torrente Chiara, al Monte dei Fiori, alla cima del quale scopersi la Saxifraga porophylla Bert., ch’egli non vi aveva mai veduta, e feci due importanti gite l’una al Monte Vittore e al Castelluccio, l’altra a Pizzo di Sevo» (PARLATORE, 1992).
Interessante il carteggio di corrispondenza botanica tra Ernesto Mauri ed Antonio Orsini. Nella foto si può osservare il foglio diviso a metà, con a sinistra la richiesta di Mauri ad Orsini della convalida della presenza di specie nelle località indicate, a destra la risposta di Orsini (SESTILI, 2018).
Il cartellino d’erbario «Rumex acutus Castelluccio 7/1833» riporta la prima data, tuttavia come precedentemente esposto Orsini raccoglie in zona già dal 1825, l’ultima data registrata è per «Asperugo procumbens Castelluccio di Norcia 7/1843».