Un salto ? verso i Sibillini
Il
progetto Life-Natura 2002 per la conservazione del camoscio
appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), della
durata di tre anni, rappresenta un?importante
passo verso l?introduzione nel Parco Nazionale
dei Monti Sibillini, ritenuta necessaria per garantire la conservazione
nel medio e lungo periodo di questo splendido animale.
Tra le azioni ritenute altamente prioritarie ai fini della conservazione
della specie, infatti, il Piano d?azione per il
camoscio appenninico, predisposto nel 2001
dall?Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e dal Ministero
dell?Ambiente, con la collaborazione anche del
Parco Nazionale dei Monti Sibillini, prevede la
costituzione di un nuovo nucleo di questa specie proprio
nei Monti Sibillini. La scelta di questo territorio,
quale area privilegiata
per la realizzazione di tale intervento, si è basata
anche sullo studio di fattibilità realizzato dal
WWF nel 1996 con il coordinamento di Fulvio
Fraticelli e la supervisione scientifica di
Sandro Lovari e Franco
Pedrotti,
dal quale risulta che tale gruppo montuoso ?potrebbe costituire un vasto
unicum ecologico per l?insediamento e il successivo
sviluppo di una
consistente popolazione di camoscio appenninico?.
Del resto la presenza in passato del camoscio nei Monti
Sibillini è stata evidenziata sin dagli anni
ottanta, quando sono stati scoperti e recuperati,
in una grotta del M. Argentella, reperti sub-fossili
risalenti all?Olocene ed attribuibili a
Rupicapra pyrenaica. Esistono anche alcuni indizi sulla
presenza di tale specie in tempi storici, basate su
alcuni toponimi e
citazioni indicanti la presenza di non comuni
?pervicaces capri? (Colucci, 1795) che, se
riferite al camoscio, ne farebbero supporre la
sopravvivenza in questa area almeno fino al XVIII secolo. Considerato,
quindi, che la presenza in tempi storici del camoscio appenninico nei Monti
Sibillini non risulta dimostrata, appare tecnicamente più appropriato
parlare di ?introduzione? piuttosto che di ?reintroduzione? di tale specie.
Sebbene le introduzione di specie faunistiche vengano generalmente ritenute
inopportune, nel caso del camoscio appenninico le esigenze di conservazione,
supportate da approfonditi studi scientifici, giustificano ampiamente la
realizzazione di tale intervento nei Monti Sibillini.
Coerentemente con il Piano d?azione, gli interventi
previsti nel Progetto Life, propedeutici alla creazione di un
nuova popolazione di camoscio appenninico nel Parco
Nazionale dei Monti Sibillini, comprendono la
predisposizione di un piano di idoneità, la
realizzazione di un?area faunistica del camoscio e la
formazione di operatori nella gestione del camoscio,
oltre alle attività di comunicazione ed
educazione ambientale finalizzate a sensibilizzare
le comunità locali e i fruitori del Parco
sull?importanza del progetto.
Il Piano di idoneità
Nell?ambito del
progetto Life-Natura 2002 ?conservazione di Rupicapra pyrenaica ornata
nell?Appennino centrale?, il Parco ha predisposto il Piano di idoneità per
la reintroduzione del camoscio appenninico, redatto dal dr. Franco Mari, con
la supervisione scientifica del prof. Sandro Lovari dell?Università di Siena
e la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato.
Oltre a confermare la
spiccata vocazione ambientale dei Monti Sibillini per l?insediamento e il
successivo sviluppo di una consistente popolazione di camoscio appenninico,
il Piano fornisce le indicazioni gestionali necessarie a garantire il
successo dell?intervento di reintroduzione e a prevenire, a tal fine, ogni
possibile rischio.

L?area individuata dal
Piano come idonea al camoscio appenninico comprende l?intera dorsale
principale dei Sibillini, caratterizzata dalle cime più elevate e dalle aree
più impervie e rocciose. I potenziali fattori di rischio sono pertanto
rappresentati soprattutto dalle interazioni con il bestiame che pascola in
alta quota e da talune attività turistico-ricreative, quali l?escursionismo,
l?arrampicata e il volo libero.
Per quanto riguarda le
interazioni con il bestiame pascolante, è dimostrato che il camoscio tende
ad evitare soprattutto le aree frequentate da ovini e caprini. Gli animali
domestici, inoltre, possono agire come veicolo per la diffusione di diverse
epidemie che potrebbero produrre effetti catastrofici sulle popolazioni di
camoscio appenninico, in considerazione della sua ridottissima variabilità
genetica.
D?altro canto, un
carico sostenibile di animali domestici produce, in certi casi, effetti
positivi sulla vegetazione di cui beneficiano anche gli ungulati selvatici.
Le attività ricreative
possono rappresentare, invece, fattori di disturbo tali da interrompere i
normali ritmi di alimentazione e ruminazione dei camosci e da indurli ad
abbandonare completamente quelle aree in cui il disturbo è costante.
Tuttavia, questo tipo
di disturbo risulterebbe maggiormente correlato al comportamento dei
visitatori piuttosto che al loro numero. Rincorrere o solo tentare di
avvicinare gli animali, abbandonare i sentieri o provocare rumori molesti
rappresentano infatti alcuni dei comportamenti che si rivelano più dannosi
nei confronti non solo del camoscio, ma della fauna in genere.
Oltre che l?emanazione
di specifiche disposizioni volte a regolamentare il flusso di visitatori
nelle aree più idonee alla presenza del camoscio, appare pertanto di
fondamentale importanza attuare efficaci campagne di informazione e di
sensibilizzazione, anche con il coinvolgimento delle scuole e dei centri di
educazione ambientale. In tal senso, un ruolo insostituibile verrà svolto
dall?area faunistica del camoscio a Bolognola. I lavori per la sua
realizzazione inizieranno entro il mese di agosto.
L?area
faunistica di Bolognola
Nel mese di agosto 2004 sono iniziati i lavori per la realizzazione
dell?area faunistica del camoscio
appenninico, nel territorio del Comune
di Bolognola. La scelta di tale sito è stata preceduta
da una fase di verifica di idoneità effettuata
su diverse aree del Parco sia attraverso indagini di campagna,
in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato,
sia in ambiente GIS, ed ha tenuto conto di
differenti criteri ambientali, quali gli habitat presenti, l?esposizione e
l?altitudine, oltre che delle ovvie esigenze gestionali, quali, in
particolare, l?accessibilità e il coordinamento con
altri programmi di valorizzazione avviati dal Parco. Il
sito è stato poi sottoposto ad una verifica definitiva in occasione di
appositi sopralluoghi con il Professor
Sandro Lovari
dell?Università di Siena e il dr. Franco
Mari, che sono tra i massimi esperi nella gestione del
camoscio.

L?area scelta, di proprietà del Comune di Bolognola, si estende per circa
3 ha, a quote comprese tra 1100 e 1300 m, e presenta
tutti gli ambienti necessari alla vita del
camoscio, quali rupi, prati, radure e boschi. È inoltre facilmente
raggiungibile a piedi, partendo dalla frazione di Villa di Mezzo, lungo
uno dei sentieri del Parco realizzati nell?ambito del progetto ?sentieri
natura per famiglie?.
Sulla base delle esperienze finora maturate nella
gestione anche di diverse altre aree faunistiche
presenti nei Parchi Nazionali d?Abruzzo, della Majella e del Gran Sasso-Laga,
è risultato inoltre importante prevenire un
contatto ravvicinato tra visitatori e gli esemplari di camoscio
destinati ad essere liberati in natura, pur garantendo
comunque la loro osservabilità. È emersa
inoltre l?esigenza di localizzare il recinto il più possibile distante dalle
zone indicate come idonee per il rilascio degli esemplari in natura al fine
di impedire che, nelle fasi di erratismo iniziale,
gli esemplari reintrodotti in natura possano essere
attratti da quelli presenti all?interno del
recinto.
I camosci che verranno ospitati nell?area faunistica
saranno gestiti in forma coordinata con quelli
presenti sul Gran Sasso e sulla Majella, così da
ridurne, per quanto possibile, la consanguineità e ottenere esemplari di
camoscio appenninico idonei ad essere rilasciati
in natura. L?area faunistica, pertanto,
rappresenterà anche il primo importante passo verso
l?attuazione del programma di reintroduzione, con
finalità conservazionistiche, del camoscio
appenninico nel Parco Nazionale dei Monti
Sibillini. L?area faunistica di Bolognola, così
come altre aree faunistiche, è stata quindi progettata, direttamente dai
tecnici del Parco, per assolvere diverse funzioni che vanno da quelle di
conservazione e ricerca scientifica a quelle di carattere educativo e
ricreativo. Essa permetterà inoltre di osservare facilmente gli animali
in condizioni simili a quelle naturali, in modo tale da ridurre
il carico turistico nelle aree più delicate in cui tale
specie sarà presente allo stato libero.
Tale progetto, che si integra con altri interventi di
conservazione già realizzati, come la
reintroduzione del pino mugo e dell?abete bianco,
o in fase di avvio, come la reintroduzione del cervo,
contribuirà in maniera determinante ad attuare
la strategia del Parco volta alla riqualificazione ambientale
e, in particolare, alla ricostituzione degli originari ecosistemi
dei Monti Sibillini.