Antonio Orsini (1788-1870) è stato un raffinatissimo intellettuale, farmacista e naturalista a tutto campo, per primo ha erborizzato nelle Marche meridionali, nell’Umbria e nell’Abruzzo settentrionale. Collaboratore di Antonio Bertoloni (1775-1868) e Filippo Parlatore (1816-1877) ha permesso con il suo grande numero di esemplari raccolti nell’Appennino centromeridionale la costituzione delle loro prime due flore storiche d’Italia. Numerosissime le sue segnalazioni nell’unica Flora marchigiana di Paolucci (1849-1935). Ha lasciato tracce del suo lavoro di botanico in ogni erbario ottocentesco italiano ed anche europeo. Il suo erbario (ciò che ne resta) è conservato ad Ascoli Piceno nel Museo naturalistico a lui intitolato.
La dottoressa Maria Luce Sestili, già autrice della pubblicazione Antonio Orsini 1788-1870 passato e presente in continua evoluzione, Lìbrati, 2018, sulla base dei cartellini delle piante ancora oggi presenti nell'erbario dell'intellettuale ha proposto una serie di itinerari che consentono di ripercorrere le orme tracciate dallo studioso.
Pur essendo itinerari, allo stato, non facenti parte del sistema di fruizione del Parco, ripercorrono in larga parte sentieri storici o percorsi escursionistici facenti parte del piano quadro dei sentieri del Parco. Il visitatore potrà quindi percorrerli senza incontrare specifici divieti ma dovrà comunque tenere ben in considerazione che possono avere o meno segnatura o manutenzione sulla base dei sentieri orginali sui quali sono stati disegnati.
Lo studio botanico prende in esame le raccolte botaniche di Antonio Orsini nella località di Castelluccio di Norcia. Nell’elenco le Famiglie, i generi e le specie sono ordinate in ordine alfabetico. È stato riportato il nome scientifico ottocentesco così come rilevato sul cartellino, tra parentesi la collocazione dell’esemplare nell’erbario con lettera e numero di riferimento. I dati di raccolta sono stati successivamente incrociati con la Flora Marchigiana di Paolucci, il catalogo dell’Erbario Marchesoni e suoi aggiornamenti. Nello stesso elenco sono state considerate anche le specie segnalate per Orsini nella Flora marchigiana da Paolucci, di cui tuttavia non si ha il reperto nell’erbario, in questo caso manca la collocazione (lettera e numero). Per alcune specie è stata eseguita la rideterminazione indicata in parentesi quadra.
«Macchia Cavaliera» anche detta da Orsini «boschi di/del Cavaliere» è una delle più belle faggete dei Sibillini, si presenta ancora pura e compatta.
Descrizione: partenza da Forca di Presta lungo il Grande Anello dei monti Sibillini (G sulla carta del Parco) al Rifugio Escursionistico si scende si scende seguendo il sentiero 557, si incontra prima Fonte vescovo e poi il laghetto per ritornare al punto di partenza.
Siamo sul Pian Grande, come dice il nome: ampi spazi ricchi di luce e di un folto tappeto erboso. È ciò che resta di un antico grande lago oggi scomparso. Al suo interno la depressione del Fosso dei Mérgani: un’incisione carsica alimentata dalle nevi e dalle piogge che termina in un inghiottitoio, il cui sbocco resta tuttora sconosciuto.
Descrizione: dalla strada, nei pressi della curva prima della salita al valico si segue 556 sulla sentieristica del parco si osserva l’inghiottitoio (il punto più basso del Pian Grande) continuando sempre su 556 si ritorna sulla strada e da qui si prosegue su questa per tornare al punto di inizio.
La località è come un’isola in un mare di campi, questi come il mare sono cangianti a seconda della stagione: arati, innevati, seminati, verdissimi e indimenticabili nella loro fioritura estiva. Le antiche case dell’insediamento si presentano in struttura concentrica, l’abitato è sorto in un importante percorso di transumanza pastorale.
È il valico obbligato con cui si entra nei Piani dal versante ascolano (Arquata, accesso Sud-Est al Parco) e si sale anche sul Vettore. Orsini ha raccolto a Fonte Cappella- vicina al sentiero 103 del Parco- (sull’antica via per Norcia) e a Fonte le Trocche- vicina al sentiero 104 del Parco.
Descrizione: giro ad anello per le fonti da Forca di Presta (sentieri 103 e 104).
N.B.: I tratti di colore grigio che collegano il sentiero 103 a Fonte Cappella e il sentiero 104 a Fonte le Trocche, non sono sentieri ufficiali del parco e pertanto non sono soggetti ad alcun tipo di rilevazione e segnatura del tracciato e manutenzione.
«La Torraccia» sono i ruderi di Torre Nuova o Torre di Cavaliera probabilmente costruita nella seconda metà del 1300. Da questo punto strategico si esercitava un efficace controllo sull’ ampia zona. Quando da qui e da altre fortificazioni si avvistavano sospetti ladri di bestiame a Castelluccio si suonavano le campane. Queste, come un faro nel mare ai naviganti, segnalavano la posizione del paese ai viandanti durante le tempeste di pioggia e le bufere di neve.
Descrizione: si parte da Forca di Presta percorrendo il sentiero 557, attraversando il Pian Piccolo si raggiungono i ruderi che rappresentano la Torraccia, si ritorna per la stessa via.
È vicina a Piano di Cànatra o Piano del Quarto che a seguito della battaglia persa, il 20 luglio 1522, fu chiamato Pian Perduto. È poco nota ai visitatori del Parco perché lontana dai luoghi di più assidua frequentazione. Un piccolo compendio del sistema foresta-pascoli-colture-della tradizione economica montana del luogo.
Descrizione: da Castelluccio si raggiunge il Pian Perduto e da qui ci si immette in Val Canatra.
N.B.: Il percorso, pur non presentando divieti esplici, si articola in larga parte lungo sentieri non ufficiali del parco non soggetti a manutenzione nè a segnatura.
«Antonio Orsini figlio di Emidio Orsini ed Agata Prosperi nacque in Ascoli nello Stato della Chiesa il dì 9 di febbraio del 1788. Fu dalla sua infanzia fatto istruire in casa da un sacerdote amico dei genitori mandandolo in seguito a studiare nel Ginnasio ascolano, ove compì il corpo delle umane lettere; come poi venuto a morte il di lui genitore nel mezzo del corso dei suoi studi, chiamandolo a sé il di lui zio Domenico, fratello del defunto padre, il quale esercitava la professione di farmacista. Intrattenevasi egli dopo la scuola nella farmacia dello zio, attento ed invaghito di quella professione molto più nel veder spesso venire dei rizotomi a portar piante di ogni specie raccolte per i vicini monti, quello con grande ansietà facevasi raccontare il luogo ove ne facevano ed il loro nome, e tante altre cose che alla fine acceso di caldo desiderio di vederle nel luogo natale, facevasi accompagnare da quei rizotomi su per i monti alla tenera età di anni 12; presevi le piante officinali riportavale a casa ed essendovi nella farmacia dello zio un antico erbario su quella foggia incominciò a disseccare le piante ed incollarle sopra la carta. […] Istruito dallo zio nella pratica delle preparazioni farmaceutiche ottenne nel dì del 15 di maggio del 1806, dal Collegio Medico-Chirurgico di Roma la matricola piena in Farmacia. […] Sposossi alla giovane Maria Atti di Bologna il dì 16 di novembre del 1809. […] conoscendo che i studi fatti in casa non erano sufficienti, per approfondire al scienza che professava fermossi in Bologna a fare un corso completo di Fisica, Chimica, farmacia, Botanica, Mineralogia e Zoologia in quella Università. […] Tornato in patria colla sua sposa si pose a istruirla sulla farmacia per aver agio esso di poter girare continuamente per le ricerche delle cose naturali in quella bella parte d’Italia. […] fu nell’anno 1817 che la Donna ottenne dal Collegio medico di Roma la competente matricola per il libero esercizio della sua professione. Fu allora che l’Orsini affidando la farmacia alla di lui consorte, si mise di senno a correr l’Italia meridionale per ogni sua più astrusa e recondita parte, facendovi raccolta di ogni genere di prodotti naturali».
Orsini ha individuato nuove specie in vari gli ambiti naturalistici che altri scienziati, in suo onore, riconoscendo il valore del suo lavoro, hanno chiamato dell’Orsini. Alcuni esempi:
In ambito botanico è noto per la Malcolmia orsiniana, Carex orsiniana, Dipsacus orsinii, Fritillaria orsiniana, Hesperis orsiniana, Malva orsiniana, Silene orsiniana, Veronica orsiniana, Wilckia orsiniana.
Nelle acque termali di Acquasanta scoprì l’alga Coccochloris orsiniana.
In ambito zoologico è noto alla maggior della popolazione parte per la
vipera dell’Orsini (Vipera ursinii Bonaparte 1835) un endemismo
dell’Italia centrale, da lui raccolta per la prima volta sul Monte
Vettore.
Gli sono stati dedicati anche il Miniopterus orsinii (pipistrello),
il pesce Ozodura Orsini Ranzani 1839, l’elice Helix orsinii,
il coleottero Carbus orsinii, Forficula Orsinii.
Orsini è un personaggio complesso e dalle molteplici sfaccettature, socio di numerose società e accademie (41) a cui si deve gran parte dello sviluppo scientifico e tecnologico a partire dall’inizio del secolo XIX, già sessantenne, non esita a partire come soldato semplice nella prima guerra d’Indipendenza del 1848.
Ciò che resta del suo «ricco gabinetto» è visitabile nel Museo a lui dedicato nella città di Ascoli Piceno.
Il nome dello scienziato ascolano è stato legato inizialmente alla Regia Scuola Pratica di Agricoltura (1882), prima scuola a lui intitolata, naturale evoluzione della cattedra ambulante di agricoltura picena, successivamente, nel 1940, è passato al Liceo Scientifico della città; segno tangibile del riconoscimento dei suoi concittadini alla sua appartenenza al mondo della ricerca e della cultura.
Castelluccio. Rinomata è la lenticchia di Castelluccio IGP (Lens culinaris Medik). La località è nota per la sua Fioritura dei Piani a fine giugno. La forza della vita si esprime con tutta la sua bellezza in questa fioritura che sa parlare in silenzio al cuore del visitatore attraverso la poesia dei colori in uno spettacolo indimenticabile. Le specie botaniche così dette infestanti o commensali dei campi di legumi e di cereali sono i pittori del quadro che cambia nel tempo. Le fioriture non sono sincrone: si inizia con il giallo della senape selvatica (Sinapis arvensis L.), a seguire il rosso dei papaveri (Papaver rhoeas L.) e il bianco delle corolle delle margherite del leucantemo (Leucanthemum vulgare (Vaill) Lam.), il blu-violetto dello specchio di Venere (Legousia speculum-veneris (L.) Chaix) e per finire l’azzurro intenso dei fiordalisi (Centaurea cyanus L. sinonimo Cyanus segetum Hill.).